IL CICLONE
“Sì, perché,
il ciclone, quando arriva, non è che t'avverte. Passa, piglia e porta via. E a
te 'un ti rimane altro che rimanere lì, bòno bòno a capire che, forse, se 'un
fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio.”
Se vuoi raccontare
Lucia Biancucci, devi partire da qui. Dalla Toscana, da Montepulciano, città di
cultura e arte, dalla terra del vino, del bello e del buono tipico della
provincia senese. Montepulciano, città di volley anche e soprattutto grazie a
lei, toscanaccia doc, poca diplomazia (“con l’età però sono migliorata…”),
tanta qualità e tanta passione…
Se vuoi raccontare
Lucia Biancucci, devi immaginare un vero, autentico ciclone, che per un paio di
stagioni si è abbattuto (nel senso migliore del termine) sulla Territoriale di
Castel del Piano!
“Sì, perché, il ciclone, quando arriva,
non è che t'avverte”.
E infatti che sarebbe stato un ciclone,
nessuno lo sapeva. Nemmeno Franco…
“La prima cosa che mi viene in mente - ci racconta Lucia - è una persona alla quale devo tutto: Franco Pauselli. Fu lui che mi telefonò una mattina di gennaio, dicendomi se avevo disponibilità a sostituire un’allenatrice a Castel Del Piano, che doveva interrompere per la gravidanza. La mia carriera è partita da quel momento…”.
In realtà, nel curriculum di Lucia c’è anche un prima. Franco Pauselli, non la cerca ovviamente per caso…
“Ho lasciato il campo molto presto (anno 1988), ero alla Romanelli Firenze, mi infortunai e subito mi chiesero di sostituire l’allenatore della 1a Divisione. Non avevo neanche il brevetto di 1° grado, ma ero studentessa I.S.E.F in quegli anni, sempre a Firenze. Non ho avuto neanche il tempo di decidere, che mi sono ritrovata a condurre una squadra! Quindi la mia prima squadra è stata la 1a Divisione della Romanelli Firenze, anche se non ufficiale perché, come dicevo, non avevo il brevetto. Quella ufficiale è stata la 1a Divisione dell’Unione Poliziana a Montepulciano, dove fece il suo esordio una ragazzina di 13 anni che si chiama Daniela Ginanneschi…”.
Daniela Ginanneschi, il primo talento lanciato da Lucia. Giocherà 2 stagioni in A1 e 11 stagioni in A2, solo per ricordare i campionati professionistici…
Ma torniamo alla Territoriale, una palestra che apre a Lucia le sue porte, facendola sentire subito a casa…
“L’ambiente di Pila e Castel del Piano? E’ stato come essere a casa… Mi sentivo a casa… Spesso e volentieri ho portato mio figlio con la carrozzina… Aveva otto mesi e chiedevo di scaldare il latte con i biscotti e prontamente arrivava il biberon caldo… Sì, una vera e propria famiglia!”.
In quella famiglia, coach Biancucci, lascerà un segno indelebile…
“Ho allenato da Gennaio a Maggio 1995 l’Under 16 in sostituzione di Sabrina Paparelli – continua Lucia - ho proseguito la stagione 1995/1996 con la Serie C2 vincendo il Campionato e la stagione 1996/1997 con la C1, interrompendo a Gennaio la stagione per motivi personali”.
Quello della stagione 1995/96 è un capitolo storico: quello di un gruppo che completa uno straordinario percorso di crescita iniziato nelle stagioni precedenti, portando la piccola realtà della Pro Pila-Castel del Piano su un palcoscenico nazionale. Il volley femminile tocca il suo apice!
“Sicuramente quella Serie C2 rimarrà per sempre nel mio cuore: la squadra che tutti gli allenatori vorrebbero avere, fatta di persone ‘’speciali‘’ prima ancora che essere atlete… Credo ci sia stata un’alchimia straordinaria tra me e loro… Unica ed irripetibile… Ricordo tutte le “mie“ giocatrici con una certa emozione… Devo tutto a queste ragazze… E’ per merito loro che ho potuto intraprendere la mia carriera, sono state il faro che ha illuminato la mia strada… C’è una parola pronunciata da ”Capitan Calzoni“ in occasione della premiazione alla quale partecipammo come squadra vincitrice, dove un ”certo” giornalista le chiese sul palco, davanti a me ed a un pubblico numeroso, di descrivermi con un aggettivo… Lei di getto disse: “Ha un grande carisma”… Questo è stato il più bel complimento che ho ricevuto nella mia carriera…”.
Lucia cerca nella memoria e ci regala alcuni flash di quella indimenticabile stagione 1995/96:
“La partita che ricordo con maggior piacere è quella con Umbertide in casa loro… Con i numerosi tifosi venuti da Pila e Castel del Piano che riempirono tutto il palazzetto… Fu una vera e propria guerra… E Gabriele Violini, coach avversario, a fine partita che mi sussurrò all’orecchio: ‘’Neanche con l’arbitro a mio favore siamo riusciti a vincere… Brave!”. Poi ricordo la volta che mi sono presentata vestita in mimetica come provocazione… Dovevamo affrontare una partita molto difficile e le ragazze venivano da una settimana di allenamenti sottotono… Come ricordo quando sono letteralmente scappata dai giornalisti a Narni, uscendo dalla porta di servizio… Se ci ripenso… Sono stata sempre “troppo” istintiva e “vera“ e spesso questo modo di essere ti eleva o ti abbatte…”.
Personaggio non facile, Lucia Biancucci, lo ammette lei stessa. Ma generosa come poche nel riconoscere di aver trovato un ambiente speciale, in cui esprimere tutto il suo talento.
“Vedo le vecchie foto e non posso che pensare a quante brave persone (dirigenti, tifosi, allenatori) hanno fatto si che si realizzasse il Sogno di queste ragazze “di paese”… Oggi non esiste più tutto questo volontariato… E se c’è, è raro… Un vero peccato! Auguro a chiunque di trovare il calore, il rispetto, l’unione e la forza che ho trovato da voi e che solo pochi trovano negli ambienti in cui lavorano… Quella sensazione di essere a casa, perché, il resto, sono solo dettagli…”.
E, infine…
“Un aggettivo per definire l’avventura che ho vissuto “tra Pila e Castel del Piano”? “Unica”… C’è una frase a me particolarmente cara, tratta dal libro “Il Piccolo Principe”, che descrive quell’esperienza: “E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”.
E se, venticinque
anni dopo quella stagione 1995/96 che mandò in orbita un gruppo di “ragazze di
paese”, siamo ancora qui a parlarne e a ricordare quell’epoca come ha appena
fatto Lucia Biancucci, vuol dire che quello che abbiamo vissuto è stato davvero
qualcosa di unico…
Ed è vero, è proprio
vero, che se… quel ciclone toscano non fosse passato da queste parti… Sì, “sarebbe
stato parecchio, ma parecchio peggio...”.
(M.C.)

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