ANDREA MEZZASOMA, IL NOSTRO AMERICANO
Scudetto, Coppa Italia, Coppe delle Coppe, Mondiale per Club, Supercoppa Europea. Tutti nella stessa stagione. Tutti conquistati da un’unica squadra, capace di mettere insieme quello che viene battezzato come il Grande Slam del Volley. Lo guida, quel team, Giampaolo Montali, che può giovarsi del talento di un pezzo importante di quella che diventerà la “Generazione di Fenomeni” con Andrea Zorzi, Marco Bracci, Andrea Giani e Claudio Galli. Con loro, anche il fuoriclasse brasiliano Renan Dal Zotto. Il palleggiatore? Del regista di quella Maxicono Parma edizione 1989/90, a distanza di anni, Marco Bracci ricorda: “Eravamo una squadra molto forte, che svoltò col suo arrivo in regia. La velocità di gioco aumentò, davvero molto…”. Tutto questo, per dire che… se vuoi giocare ad “essere qualcuno”, in qualsiasi ruolo, devi ispirarti ai fuoriclasse. A quelli che hanno scritto la storia dello sport.
Certo, “il Mezza”, perché è di lui che parliamo, non ha vinto Coppe e Scudetti, ma quando ha scelto il suo “vate”, ha puntato al massimo: Jeffry Malcom Stork, detto Jeff, il regista statunitense della Maxicono Parma del Grande Slam. Non uno qualsiasi.
E’, osservando l’americano, che anche il Mezza decise di “fare l’americano” nella piccola Castel del Piano! “Come la maggior parte dei maschi della mia età – ricorda Andrea - in adolescenza ho giocato a calcio. Dopo alcuni anni senza infamia e senza lode ho smesso. Mi sono innamorato del volley e nel 1990, l’anno dello Slam di Parma, ho iniziato a giocare”. Una scelta, che ha anche, ovviamente, tinte azzurre… “Il 1990 – continua - è anche l’anno in cui l’Italia di Velasco vinse il primo mondiale, in Brasile, contro Cuba di un certo Joel Despaigne e di un certo palleggiatore Diago !”.
1990 dunque, niente “notti magiche” nei pensieri del nostro eroe, perchè il sogno è quello di alzare palloni veloci e precisi per centrali e schiacciatori… Partendo dal Cva del paese, per arrivare, guarda caso, a giocare proprio a Parma, ad esserci nella partita più importante che il volley maschile “tra Pila e Castel del Piano” ricordi… Ma lasciamo le redini del racconto ad Andrea, che scrive per noi un bel pezzo di questa storia, partendo dall’inizio… “La mia carriera si è sviluppata solo ed esclusivamente a Castel del Piano (San Mariano lo considero una continuazione del Pro Pila–Castel del Piano, un po’ l’evoluzione storica). Sono entrato a far parte del gruppo nel 1990. Ho conosciuto persone fantastiche come Patrizio, Max, Fabio Coletti. Ma soprattutto Rodolfo, il coach, il primo che ha creduto in me come palleggiatore. Quell’anno giocai poco, avevo davanti quel mostro di Giovanni Foglia, uno dei palleggiatori più forti che ho conosciuto, ma successivamente ho trovato i miei spazi. La prima partita ero emozionantissimo, sarà che io sento sempre tanto le occasioni importanti e quella lo era. Eravamo al mitico CVA: non ricordo l’avversario, ma ricordo che la palestra era gremita di gente del paese che tifava per i suoi ragazzi. Veramente una sensazione stupenda, diversa e coinvolgente. Poi sono sicuro, anche se non mi ricordo, che abbiamo vinto!”
A proposito di vittorie, il racconto di Andrea, continua proprio col ricordo di un successo: “Vincemmo la Prima Divisione e per il debutto in serie D ci trasferimmo alla Territoriale: il primo anno fu tragico, perché vincemmo pochissime partite, retrocedemmo, ma fummo ripescati. Nel frattempo ci fu la fusione con il Pro Pila, scelta coraggiosa per il campanilismo di quei tempi, ma di grande successo, visti i risultati dentro e soprattutto fuori dal campo. Dopo alcuni anni in D, vincemmo il campionato: avevamo Gnolli, Bacioccola e Pistilli ma soprattutto mister Castellani in panca, che a metà stagione ci traghettò con la sua filosofia dello schema B alla vittoria. In C2 altra musica, dopo alcuni anni di mezza classifica arrivò il mega sponsor VISETUR e con lui alcuni pezzi da 90: Galaverni, Sbano, Maccarone e mister Madau; considerando che in casa avevamo già Santucci, Marino, Vinti e Pistilli... che vi stò a dire. Era una squadra terrificante, mai visto giocare così bene! Quello fu anche il degno coronamento di un percorso partito da molto lontano per parecchi di noi pianesi… Quella targata “Visetur”, è stata una stagione in cui si andava a mille, si vinceva perché eravamo i più forti: in palleggio avevamo un extraterrestre di nome Mapi; opposto Sbano, al centro il Pisti, attacco a treeeeee Marino e l’avvocato Maccarone; di banda Silvione “mobuto” Santucci e Carlino Vinti. In panca Burzicotti, Tenerini, Max, Mezzasoma e mister Madau, non male che dite ?”
Un sogno che diventa realtà... quel campionato, quella squadra, quelle vittorie. L’epilogo di quella stagione indimenticabile, purtroppo però, fu particolarmente amaro e non solo per la sconfitta nello spareggio per la promozione in B. Lo ricorda, con un inevitabile velo di tristezza Andrea…: “Il finale lo conoscete molto bene purtroppo, ma posso dire in cuor mio che noi ce la siamo meritata tutta quella finale e che loro (Cavalieri Parma) erano proprio forti! Però per me é stata anche la stagione più triste, perché alla fine di quel ciclo bellissimo, abbiamo chiuso il maschile. Al temine della stagione, ci trovammo fuori dalla palestra piangendo in cuor nostro, perché quella bellissima storia era finita.”. Il racconto del Mezza però non si ferma, anzi, regala anche il ricordo di una rinascita… “Purtroppo il sogno finisce e con lui la maschile nel Pro Pila-Castel del Piano. Dopo un anno sabbatico dalla Territoriale, il volley maschile torna a Castel del Piano grazie alla determinazione di un gruppo di matti (io, Pistilli, Max..) e alla regia del nostro leader maximo (al secolo Patrizio Vergoni) Siamo ripartiti dal basso! A tirare le fila della nostra irruenza pallavolistica, un mister d’esperienza come Mauro Bacecci. Vincemmo subito, eravamo fortissimi per il tempo, anche se perdemmo la finale provinciale con il Trevi (per decretare solo il vincitore, perché la promozione era già guadagnata) e anche lì, sia io che Pistilli, per colpa dell’arbitro, ci arrabbiammo. Ma… è solo una delle tante partite che mi hanno fatto arrabbiare… Perché nel gioco, quando le cose non vanno per il mio verso, io mi innervosisco e mi arrabbio!”.
Un… approccio decisamente rock quello del Mezza, che con la sua “banda”, in campo e fuori ha suonato… “il rock, e tutto il resto all’occorrenza” perché, proprio come Ivano Fossati, Andrea ha suonato non solo in campo... Lo ricordiamo pure nelle vesti di brillante redattore di TLSN e, per questo, il suo racconto non può che essere ricco di particolare e aneddoti… “Le partite che ricordo con maggior passione tralasciando Parma, anche se nella partita in Emilia sono entrato ed ho giocato due punti (pochi direte voi… ma io li ho giocati e ne sono orgoglioso!) sono quelle giocate contro il Trasimeno, il vecchio Trasimeno del Carloncelli e del Potini (scusate ma erano veramente fastidiosi e forti quei lacustri) e poi contro il Tavernelle. Il derby della Pievaiola mi caricava sempre a bomba: tutte e due le squadre ci tenevano tantissimo a vincere, ed entrambe erano molto focose… (non si può dire altro, ma penso di aver reso l’idea). Vi racconto un episodio particolare di uno dei tanti derby “infiammabili”: momento critico del set di una partita arbitrata da un certo Daniele Pecetti. Dopo alcune decisioni arbitrali a nostro favore (corrette), un atleta del Tavernelle, nel disperato tentativo di recuperare una palla che usciva dietro l’arbitro, si lanciò in tackle calcistico contro il “seggiolone” dello stesso Pecetti, cercando di farlo cadere! Ovviamente l’arbitro, e che arbitro, non si fece intimorire dall’azione e buttò fuori il giocatore della Delfino. Non vi dico dagli spalti quello che successe…. Il volley é uno sport pacifico, ma quella sera l’adrenalina di tutti era a livelli altissimi! A distanza di circa venti/venticinque anni dell’accaduto, mi sono trovato casualmente un giorno insieme a quel giocatore del Tavernelle, di cui purtroppo non mi ricordo il nome, e ci siamo messi a ridere a crepapelle di quanto successo quella volta! Perché, il volley non divide, unisce!”.
Con Andrea Mezzasoma, portare il racconto sul clima interno all’ambiente di quel tempo, è come sfondare una porta spalancata… “Avendo giocato tanti anni a Castel del Piano - ci spiega - ho conosciuto un numero indefinito di ragazzi: ogni anno c’era qualcuno che si affacciava in palestra e stranamente ci rimaneva per alcuni anni... Con noi si stava molto bene. La pallavolo era l’occasione per ritrovarci, ma il cemento di tutto era la taverna del MAX. Chi é passato dal maschile di Castel del Piano deve avere per forza di cose partecipato almeno una volta alla cena presso la residenza VERGONI. Il cibo era sempre divino e il vino non mancava mai. Ricordo come se fosse ieri, la sera della polenta: sulla spianatoia insieme alle salsicce ognuno con una forchetta, fantastico... Quello che non ho capito ancora adesso era… quante forchette aveva Silvione ????? Castel del Piano prima e poi Pro Pila sono stati la mia famiglia in palestra; amici che hanno segnato e che segnano tutt’ora la mia vita in maniera indelebile. Il clima che si respirava negli spogliatoi maschili e femminili (in quest’ultimo non ci sono mai entrato, è un modo di dire) raccontavano quello che i dirigenti erano: una famiglia! C’erano problemi economici (Patrizio risparmiava solo, non mi comprava mai una tuta nuova !!!), problemi organizzativi con le ore delle palestre (dal Cva alla Territoriale, passando per il Teatro di Pila), gli allenatori sempre più esigenti (Finto voleva 100 palloni per gli allenamenti, come la SIR), ma tutto si risolveva con un sorriso. C’era solo la voglia di risolvere insieme qualsiasi problema, perché c’era molta sintonia tra tutti noi. Questo penso che sia stato il più bel segno distintivo che ha caratterizzato la nostra società (prima di tutti i premi vinti) che ancora viene ricordato, come si legge nelle interviste dei nostri amici".
Ora i ricordi si spostano sui singoli, su quei compagni con i quali il gioco era anche e soprattutto complicità, perfino un po’ folle… “Era soprattutto grazie al Pisti – prosegue Andrea nel suo racconto - che io riuscivo a prendere pochi cartellini in stagione, perché gli arbitri, una volta che l’avevano conosciuto, controllavano solo lui e lasciavano far casino a me. Mi sono divertito da morire, perché nei momenti cruciali, per un niente lui partiva e noi tutti a fermarlo; ma devo ricordare anche un episodio dove le parti si sono invertite: giocavamo alla territoriale in C2 contro il Chiusi (buonissima squadra, che negli anni si é trasferita a Siena in A). Battuta loro, ricezione nostra di là, al centro della rete. Il loro centrale, un “cristo” di uomo di 2 metri schiaccia ad occhi chiusi. Io che ero in prima linea salto e gli metto le mani nel disperato tentativo di contrastarlo. Il gigante chiude talmente tanto il colpo, che mi tira dritto nel muro e la palla cade sotto i nostri i piedi. Quando mi sono reso conto dell’accaduto ho cacciato un urlo bestiale nei confronti dell’avversario (e quando mi sarebbe più capitato, un muro ad uno così!). Questo mi ha guardato male, malissimo, alza la rete per venire verso di me (paura, tanta paura…). Per fortuna c’erano il Pisti e Silvione, che si sono messi in mezzo e mi hanno portato via, calmando l’armadio vivente. Alla fine mi sono scusato, ma avevo tanta fifa…”.
Andrea Pistilli e Silvio Santucci, per questo (e non solo!!!), non possono che meritarsi un posto nel sestetto ideale del Mezza: “Il mio sestetto ideale – spiega il registra pianese - é questo: in palleggio Galaverni, opposto Bacioccola (non guardatelo ora che é in sovrappeso, ma una volta saltava); al centro Pistilli e, per ragioni di scuderia, Patrizio; in posto quattro Silvione in diagonale con Gnolli. Per equilibrare la ricezione, che la vedo male, mi porterei come libero Carlino. In panca Foglia come secondo al palleggio, opposto di riserva il mio amico Tabacchioni, al centro Marino e Maccarone, in banda Max e bum bum Tenerini. L’allenatore? Con questa squadra solo Finto ci può stare in panca! Lui è l’allenatore che ricordo con più affetto: un amico prima di tutto, ma anche una persona che mette sempre tutto se stesso in quello che fa. Aveva delle idee strane, forse rivoluzionarie per il periodo (ricordo ancora per la preparazione le ripetute sulla “maggese”, ma devo dire che durante la stagione problemi alle giunture: ZERO). Poi passavamo dallo “sparpagliateve pel campo” allo “schema B” quando le cose in campo non funzionavano. Veramente un valore aggiunto al nostro gruppo ad eccezione del travestimento da CRUCCO durante la festa della vittoria della D”.
Pensate che l’intervista con Andrea sia già finita? Non scherziamo… C’è ancora spazio per un altro aneddoto. Vale la pena ascoltarlo, perché è un altro dei must della nostra epoca. Perché, se il nome dell’arbitro Fiorentini non vi dice nulla, non potete appartenere a quel mondo… “Di storie durante questa chiacchierata – continua il Mezza - ne ho raccontate diverse, ma l’ultima che mi viene in mente é questa: partita a Spoleto, alle 10,30 di domenica mattina. Arriviamo puntuali, nonostante la serata precedente piuttosto goliardica. Alle 10 ancora non vediamo l’arbitro, alle 10,30 niente, alle 11 niente… Che palle, bisogna ritornare ancora una volta a Spoleto. Alle 11,05 arrivò il mitico FIORENTINI, che con la sua flemma e in dieci minuti iniziò l’incontro! Il suo ritardo era causato dal fatto che alle 9,00 aveva una partita a Norcia. Anche questo é volley nostrano!”.
Già, caro Andrea, questo era il volley nostrano. Quel posto un po’ magico in cui siamo diventati grandi, insieme. Quel posto dove anche un ex calciatore “senza infamia e senza lode” poteva sognare di “fare l’americano” del paese, di essere il Jeff Stork del Cva o della Territoriale. Quel posto talmente magico dove, il primo ricordo in assoluto di quell’epoca ti porta… perfino a Terni... “Il primo pensiero di quegli anni va doverosamente a mia moglie! Ho conosciuto Elisa proprio alla Territoriale, ma ci fidanzammo ad un torneo femminile a TERNI! Quello che può fare la magia del volley!”.
“Non potevo non prendervi in giro, ma capivo, che nasceva qualcosa di strano…” avrebbe cantato Luca Carboni, osservando quel che stava nascendo tra un allenamento e l’altro… sotto lo sguardo vigile di un altro Andrea…
Ma, tornando sul campo, come dicevamo una decina di minuti fa… il Mezza non ha vinto Coppe e Scudetti, non ha conquistato gli stessi trofei del suo idolo americano. L’ha emulato però, smesse le ginocchiere, costruendo una bellissima famiglia con tre creature meravigliose (proprio come l’americano, anche lui papà di tre figli!). Ed è pensando a chi, oggi, muove i primi passi nel mondo della pallavolo (il DNA di papà e mamma dovrebbe aiutare…) che Andrea rivolge il suo pensiero conclusivo della nostra chiacchierata: “Il nostro mondo é troppo lontano dal mondo di oggi. L’unica cosa che dico sempre alle mie figlie quando vanno agli allenamenti é IMPEGNO, EDUCAZIONE e RISPETTO degli altri. Questo è ciò che distingue le persone positive”.
Ecco Andrea, hai detto davvero tutto. Ma, questa intervista, non possiamo che chiuderla pensando proprio ad Anna, Beatrice e Sara… Prima o poi, bisognerà parlare anche a loro di Jeff Stork e di altre storie. Ma soprattutto di quel tempo là. E, come sai, e come ti ho già scritto… Glielo spiegherai tu, che quello, è stato, un po’, del nostro tempo migliore…
(M.C.)

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