IL COSMO FELICE DI MAX
Si,
sono andato a cercarlo sul vocabolario, quell’aggettivo. Perché è talmente
bello, emozionante, che merita di essere gustato in tutta la sua essenza. Credo
che la lingua italiana, in certi casi, sia davvero meravigliosa… Ti regala, con
poche lettere, qualcosa di unico.
Parliamo
di qualcosa, recita il Garzanti… che avvolge il corpo, che ne segue la linea:
che si adatta davvero perfettamente alla forma del corpo, qualcosa di molto
comodo, che circonda, nel senso migliore del termine. Che, addirittura, incanta
e affascina. In una parola, qualcosa di avvolgente.
Non è bellissima questa definizione? E’ addirittura spettacolare, se legata ad
una esperienza umana e sportiva unica: quella che ci racconta, per averla
vissuta da dentro come pochi altri, Massimo Vergoni. Per tutti, semplicemente,
Max.
“Avvolgente,
si, io la definisco proprio così. Come definire altrimenti - spiega
Max
- un’esperienza che, se volevi, ti dava tutto. Se volevi, poteva darti amicizia,
amore, esperienza, gioia e tristezza. Era un piccolo cosmo felice...Ed è per
questo che non mi sono mai immaginato in un altro posto. Non avrei mai potuto:
questa la sentivo come una mia creatura, non sarei mai stato felice lontano da
lei…”.
Una
struggente dichiarazione d’amore, quella di Massimo, il cui racconto è davvero
quello di una lunga storia di sentimenti forti… “Quante stagioni ho giocato qui,
in verità, non lo ricordo più… E’ iniziata che ero un ragazzo ed è finita che
ero un uomo: si può dire, una vita... Sono stati anni di esperienze e
responsabilità: la maschile era una branca della società un po' a parte... Il
bello della nostra società, era che c'erano delle regole non scritte, che tutti
conoscevano... L'impegno, il rispetto, l'amicizia e la voglia di fare il meglio
per vincere. E’ per questo, che tutti mi sono rimasti nel cuore: erano tutti
grandi amici e grandi uomini…”.
Max,
insieme a Patrizio, e a tanti altri… è riuscito a creare un struttura, con
un’idea forte, dei valori, che poi sono stati premiati anche dai risultati
sportivi. E pensare, che, in fondo, è nato tutto un po’ per caso… “Mi
sono buttato in questo sport - ricorda Max - per vari motivi. Ne avevo già
fatti altri… dal podista (troppo noioso) al calciatore… (troppa violenza e
troppo popolare): il volley era una cosa nuova, da provare, e poi mi ha preso
il cuore... Tutto è iniziato al mitico Cva, con l'altrettanto mito mago G... detto
Antonello Mariotti! Assolutamente non ricordo la prima partita, forse qualcosa
del primo campionato. Se la memoria non mi inganna, era l'anno in cui vincemmo
solamente due partite, una delle quali contro la prima in classifica, che poi non
riuscì a salire !!! (Credo che fosse Petrignano: ci odiarono per anni... Ma questo
è un vago ricordo...). Di partite da ricordare, però, ce ne sono tante altre…
E’ scontato dire il doppio confronto con Parma per la promozione in B ma, in
realtà, tutte le stagioni sono state indimenticabili, perché vissute con una
intensità che le ha rese tutte stupende... Per questo, ogni vittoria era
speciale, perché dietro c'erano un mucchio di fatica ed un mucchio sudore.
Perché per vincere bisogna saper sudare e noi sudavamo davvero tanto… Non c’era
sconfitta, invece, in cui non fossi incazzato nero: forse potrei fare delle
eccezioni dicendo che c’erano avversari fortissimi e non potevamo batterli ma,
comunque… io ero incazzato lo stesso...”.
Quello
di Max e Patrizio, era un lavoro che partiva da lontano… La costruzione di ogni
nuova squadra, era un’impresa speciale e coinvolgente. Lo dimostra il fatto
che, a distanza di anni, per Massimo è impossibile sceglierne una in
particolare. “Il sestetto più forte? Tutti!!! Eravamo noi a fare le squadre, per me
erano tutte forti... Sui singoli avrei molto da raccontare, ma c'è gente che oggi
ricopre cariche importanti ed è meglio
non fare nomi... Comunque di “gente strana” ne avevamo moltissima e non solo tra
i giocatori! A tal proposito, le varie cene lo possono testimoniare: basta ricordare l'Amaretto di Saronno che
scorreva a casa mia!!! Anche di allenatori ne abbiamo avuti tantissimi, ma
quelli che voglio citare con particolare affetto sono i coach che hanno dato
tutto per noi... Il primo è Alvaro Busti, il bulgaro di Strozzacapponi, poi il
mitico Finto e la sua tanto odiata maggese. Poi il lord Bacecci, poi Emilio Cenci,
detto computer, perché sapeva tutto degli avversari. E infine, la bella
Francesca Cecconi, la prima donna allenatrice di una squadra maschile. Non me ne vogliano gli altri... Ma che
spettacolo...”.
Aneddoti
e sentimento, un binomio che testimonia una volta di più, quanto Massimo abbia
vissuto con intensità l’epoca che stiamo raccontando… “Ci sarebbero milioni di cose da
scrivere – continua Max – come di quell’unica volta in cui il
maestro, Daniele Mezzopera, era arrivato puntuale, ma aveva dimenticato il sacco… Oppure Gnolli
quando serviva la pizza in attacco, oppure
l'attacco di mio fratello in bagher, contro il Cus Perugia…” .
Fotogrammi indimenticabili, ma anche qualche immagine, come quelle riviste su Facebook, in cui non può mancare un
velo di inevitabile tristezza… “Quelle con Paolo Marchesi, che purtroppo ci
ha lasciato qualche mese fa – ricorda Max – ma, allo stesso tempo, è bello rendersi
conto di quanta gente è passata nei nostri cuori...”.
Cuore,
sentimento, passione… Gli elementi di qualcosa che, come una soffice coperta di
Linus, ha avvolto quelli come Max, che non si sono risparmiati mai, che si sono
lasciati avvolgere da un’esperienza indimenticabile. “Se potete – conclude Max
con grande realismo - andate in posti dove la gente che vi
circonda è sincera: tanto i soldi non vi arricchiscono, nè fuori, nè dentro...
Ragà, io ancora ci sono in mezzo a questo mondo, ma quello che avevamo creato, oggi non si
riesce più a trovare...”.
Caro Max, allora forse è proprio vero, come dice quel famoso coro dedicato ai campioni più speciali… “Come noi, come te… non ne fanno più…”.
(M.C.)

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