IL NOSTRO “NEMICO” AMATISSIMO



Sentiamo spesso dire che “non è la quantità, ma la qualità del tempo” che dedichiamo a qualcosa o qualcuno, che fa la differenza. Può darsi, anche se la cosa non ci convince del tutto… Di fatto, ci è tornato in mente questo concetto, ascoltando il racconto di qualcuno che, di tempo, con noi, non ne ha trascorso tantissimo. Ma, lui, è una di quelle persone che definiamo senza ombra di dubbio “di qualità”, di grandissima qualità. E allora, ribaltando l’assunto inziale, vorremmo dire che, se sei una persona di qualità, di alto livello, non conta quanto tempo ti fermi in un posto: perché, tanto o poco che sia quel tempo, tu lascerai comunque il segno.

Questo è quello che accade quando ti capita di percorrere un po’ di strada in compagnia di Alessandro Papini, uno degli allenatori di più lungo corso del panorama pallavolistico umbro (e non solo…). Alessandro, ha vissuto una sola stagione “tra Pila e Castel del Piano”, ma lui, e anche noi, ce la ricordiamo benissimo… Pochi mesi che lasciano un segno, che sono motivo di orgoglio. Orgogliosi del fatto che lui, sia stato uno dei nostri.

E allora Ale, ripartiamo da lì, da quei tuoi trascorsi alla Territoriale di Castel del Piano.

“Intanto grazie per la possibilità di poter ricordare quel periodo che, anche se di breve durata, è rimasto per sempre indelebile nei miei ricordi più cari. Ho allenato una sola stagione a Castel del Piano, alla Palestra Territoriale, e gestivo due gruppi giovanili femminili, una Under 14 e una Under 16. Non erano gruppi di prima fascia, anzi erano gruppi che avevano molto bisogno di apprendere e crescere. Per cui i miei anni con voi, più che sotto rete, li ho vissuti a lato alla rete, ma la cosa che ricordo con più piacere è sicuramente l’atmosfera che si viveva. Un ambiente particolarmente familiare che ti metteva completamente a tuo agio. Delle due che ho allenato, sicuramente l’Under 14 è quella che mi ha fatto sia divertire che “dannare”. Ricordo che era composta da elementi particolari e qualcuna con prospettive interessanti. Ricordo in maniera particolare Elisa Nucciarelli, che poi ho allenato in altri contesti. Era un gruppo che, nonostante tutti i suoi limiti, riusciva a mettere in difficoltà le squadre più capaci, ma, allo stesso tempo, riusciva a perdersi nel nulla con quelle più abbordabili. Un mistero senza fine, ad oggi ancora inspiegabile. Ho scoperto con il tempo che questo è un male che, oltre a rimanere inspiegabile, continua a colpire molte squadre, in maniera particolare, quelle femminili”.

“Con il tempo” significa tanta esperienza, quella che Alessandro ha iniziato ad accumulare una volta smessa la divisa da giocatore…  “Erano sicuramente gli anni 90 – ci racconta - sinceramente non pensavo di iniziare ad allenare, ma una società, con la quale a quei tempi ancora giocavo, mi ha proposto di affiancare un amico in una avventura in un campionato regionale e allo stesso tempo di seguire un gruppo giovanile. Avrei dovuto iniziare tutti i vari corsi da allenatore e dedicare un po’ meno tempo a giocare. Il perché è la conseguenza naturale di alcuni traumi fisici, uscivo da un infortunio alla spalla destra che mi aveva portato a cambiare ruolo, da schiacciatore a palleggiatore, poi un infortunio al polso destro, che ancora oggi in alcuni momenti continua a darmi fastidio, ha fatto il resto. Più che una scelta, una necessità per continuare a rimanere in questo mondo”.

E come spesso accade, la necessità si trasforma in virtù. Sarà stato un buon giocatore Alessandro Papini, non lo mettiamo in dubbio. Ma è nelle vesti di coach che le sue qualità sono “esplose”, facendolo diventare un vero maestro di volley. Un autentico faro, che noi imparammo ad apprezzare prima di tutto da avversario, mentre guidava le formazioni del Volley 86. “Ho iniziato – continua così il suo racconto - con un gruppo giovanile a Petrignano, con il quale ho fatto un lungo percorso di crescita, diversi campionati sia giovanili che di serie: ragazze con le quali avevo instaurato un bel legame affettivo, anche se diverse di loro non le sento o non le vedo da molti anni. Ma si sa, il primo gruppo che alleni ti rimane dentro per sempre. In quel periodo ancora giocavo ed è allora che mi sono reso conto di quanto fosse difficile passare “dall’altra parte”. Le emozioni sono contrastanti e difficili da interpretare. Solo il tempo e l’esperienza ti aiutano a canalizzarle e controllarle. Nel tempo ho rivalutato molto i miei allenatori…”.

Quello di Alessandro è un percorso ricco di esperienze importanti, che rendono ancora più significativo il fatto che sia stato, anche se per pochi mesi, uno dei nostri e che comunque, di noi, ci siano ancora tracce nei suoi ricordi… “Ho allenato in molte società – ci racconta coach Papini - dove potrei raccontare infiniti aneddoti e la maggior parte di loro sono decisamente positivi. Però, in quel periodo particolare, Pila-Castel del Piano si distingueva proprio per l’ambiente particolarmente familiare. Permettetemi di citare, senza che nessuno si offenda, Marco e Susanna, che erano i dirigenti di allora con i quali mi confrontavo, erano di una squisitezza, umiltà e gentilezza unica, molto attenti alle situazioni. Cosa che potrei tranquillamente dire di ognuna delle persone che ho incontrato in società in quel periodo. E’ passato veramente tanto tempo e nonostante la mia permanenza all’interno della società sia stata veramente breve, intensa, ma breve, c’è una cosa che però mi ha colpito: che molti dei ragazzi che allora facevano parte delle squadre poi sono diventati allenatori molto apprezzati in ambito regionale e nazionale, con addirittura Emanuele Sbano che è diventato un allenatore internazionale. Una cosa non molto comune, ma probabilmente pure essa frutto del particolare ambiente nel quale ci si confrontava”.

E’ naturale con Alessandro provare a raccontare qualcosa della sua carriera, pescando qualche curiosità tra gare, campionati e gruppi allenati, non solo in casa nostra… “Beh, per quanto riguarda una partita indimenticabile – ci spiega - è facile. È una partita Under 16 contro l’Esperia Perugia. Per me è impossibile dimenticarla. Era allenata da Lisa Menichelli, che poi sarebbe diventata mia moglie, e ci giocava pure quella che oggi è mia cognata. Direi che non me la posso dimenticare. Anche perché è stata la prima partita Under 16 che abbiamo vinto in quel campionato. Non ricordo particolari partite che mi fecero arrabbiare, non c’erano presupposti per arrabbiarsi, anzi l’impegno che mettevano le ragazze agli allenamenti e alle partite era encomiabile. Il gruppo più forte che ho allenato, perché ad oggi parlare di sestetto sarebbe riduttivo, ed è anche quello che io ritengo il “mio” gruppo ideale, è fuori da Pila - Castel del Piano. Infatti si tratta di quello che ho allenato a Bastia e con il quale abbiamo vinto la B2 nella stagione 2011/2012, una storia particolare, con ragazze speciali e un esito finale da incorniciare”.

Torniamo invece alla Territoriale di Castel del Piano, per far affiorare altri tasselli che compongono il nostro mosaico… Lo sguardo obiettivo di Alessandro, aggiunge valore a tutto ciò che noi abbiamo vissuto direttamente… “Di quel periodo ricordo sicuramente tutte le ragazze che hanno fatto parte del gruppo che ha vinto la serie C, perché, oltre ad averne apprezzato tutte le qualità in quella stagione, le ho poi incontrate da avversarie, ed erano una bella gatta da pelare. Per quanto riguarda i maschietti, ricordo solo quelli che già da allora facevano parte della società e tutti coloro che poi hanno intrapreso la carriera da allenatore. Le foto che vedo pubblicate oggi sui social, aprono delle piccole parentesi di vita vissuta. Tutte le giocatrici di quel periodo a Pila e Castel del Piano hanno poi fatto la storia della pallavolo umbra, vincendo campionati a tutti i livelli e facendo la differenza ovunque. Alcune di loro ho avuto pure la fortuna di allenarle in altre società o in altri contesti, sempre con risultati sportivi più che ottimi. Ma la cosa più bella che rimane, è il rapporto umano che ancora oggi condividiamo. Possiamo non vederci per anni, ma al primo incontro è come se ci fossimo salutati la sera prima… Un aggettivo o una frase per definire quell’esperienza…? IRRIPETIBILE!”.

Alessandro ci regala un brivido, che fa da preludio ad una conclusione che spiega una volta di più le qualità della persona prima, e dell’allenatore poi… “Dovessi dare un consiglio ad un collega basandomi sull’esperienza vissuta “tra Pila e Castel del Piano”, gli direi “vai tranquillo e affidati a queste persone, perché sono come una famiglia”, ma oggi la pallavolo è molto diversa da allora. Si parla bene ma si razzola male, come dice un vecchio detto popolare, perché al momento di raccogliere i frutti del lavoro, ognuno guarda al proprio tornaconto personale. Quella di allora era una società “pura”, sotto tutti i punti di vista, prevaleva la voglia di insegnare lo sport, i suoi valori, la voglia di divertirsi, e alla base del confronto c’era un rispetto reciproco molto forte. Prima di tutto venivano i valori sani dello sport e della vita, adesso si guarda solo al risultato, ad ogni livello, purtroppo, giustificandolo in tutti i modi (gli sponsor, l’immagine, l’intransigenza nei confronti di atlete meno dotate). L’esempio più lampante è quello che tutte le società vogliono puntare sui propri settori giovanili, ma allo stesso tempo pretendono di vincere i campionati subito, anche con ragazzine non ancora pronte nemmeno a scendere in campo. Si sono persi i veri valori sociali dello sport e quello che si viveva allora, non penso si possa riportare ad oggi. I troppi cambiamenti della società moderna non ti permettono più di vivere quelle sensazioni”.

Ecco, questo è Alessandro Papini. Un grande coach, che abbiamo avuto il piacere di raccontare a chi ci segue nei nostri amarcord... Un grande coach, Alessandro, al quale abbiamo iniziato a voler bene quando era dall’altra parte del campo. E quando questo accade, vuol dire che, dall’altra parte, c’è una persona veramente speciale.

Per questo è stato bello raccontare i suoi mesi trascorsi nel nostro mondo, così come abbiamo sempre seguito con simpatia e affetto le sue avventure lontano dalla Territoriale. Che fosse stato sulla “panchina” del Rione San Rocco, guidando i suoi alla conquista del Palio di San Michele, o su qualsiasi altra panchina, in qualunque palasport, noi abbiamo sempre fatto un po’ di tifo per lui…

Ci siamo “scontrati” tante volte sul campo… Chissà se la prima volta fu il 7 novembre 1993… Quella volta si giocò Pro Pila Nuova Termoaer – Vetreria San Rocco Volley 86… Alessandro, era il secondo di Paolo Santori. Era la nostra prima volta in C2 e, contro un grande avversario, facemmo un’impresa storica, un 3-0 che è rimasto negli annali… Per la cronaca, quel campionato di Serie C2, lo vinse proprio la squadra di Paolo Santori ed Alessandro Papini. Chissà se nacque proprio lì, qualcosa di speciale. C’è un momento, un attimo, un evento, in cui tutto ha inizio. In cui non sei più solo un avversario. E’ quel momento in cui tu, Alessandro, sei dall’altra parte. E diventi, magicamente… il nostro nemico amatissimo…

(M.C.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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