IL PROFETA DEL VOLLEY

“Sembrerà curioso, ma io ho iniziato a giocare a pallavolo… perché ho perso le votazioni! Al momento della fondazione della società sportiva non si avevano le idee molto chiare e io, e mi pare anche Antonello Mariotti per tutti “il Mago”, votammo per il basket. Fummo in minoranza e diventammo pallavolisti” (Patrizio Vergoni).

Dal libro della Genesi, capitolo uno, versetto uno.

Oggi, quel manipolo di pionieri che... “diventammo pallavolisti”, forse sarebbe superficialmente etichettato come degli “scappati di casa”. In realtà, quello era semplicemente un piccolo popolo di erranti, di nomadi in cerca di un vate, di una guida, forse di un profeta.

“L’allenatore che ricordo con gratitudine e stima è Alvaro Busti. Ha avuto il coraggio di allenarci i primi anni, quando la maggior parte di noi non sapeva riconoscere neanche un pallone da pallavolo!” (sempre Patrizio…).

Dal libro dell’Esodo, capitolo uno, versetto uno.

Quel popolo, in cammino verso la terra promessa del volley, ne aveva di strada da fare. Ma intanto, particolare tutt’altro che trascurabile, aveva trovato il suo profeta: Alvaro Busti.

“Ho iniziato a giocare a Torgiano nel 1974/75 poi sono stato fermo dal 1983 al 1987, quando sono stato contattato da Patrizio ed ho deciso di iniziare una nuova avventura a CASTEL del PIANO”. Inizia così il viaggio nei ricordi sportivi più remoti di Alvaro Busti, l’uomo che per primo cercò di “dare un verso” a quel gruppo di ragazzi di paese che, un po’ per caso, un po’ per convinzione, avevano scelto una disciplina completamente nuova con la quale misurarsi. Alvaro era il maestro, “rude” e paziente allo stesso tempo, che avrebbe potuto compiere il “miracolo”: fare di quell’armata tutta da sgrezzare… una squadra! Non è solo sport. Questo è un romanzo, perfino un po’ epico…

Ci vuole un po’ a rimettere in moto la memoria– ci spiega il mitico Alvaro – ma me lo ricordo quel gruppo di ragazzi ai loro inizi… Abbiamo giocato insieme per due stagioni, non bellissime dal punto di vista dei risultati, ma molto divertenti! Della prima stagione faccio fatica a ricordare i particolari… Va molto meglio con la seconda, la migliore delle due, quando tutti i ragazzi iniziavano a giocare davvero sul serio”.

La partita o meglio l’aneddoto che ricordo maggiormente – continua Alvaro – si riferisce ad una sconfitta a Spello… Vincevamo 2 a 0 ed eravamo avanti 12-8 nel terzo set, che si concludeva al 15… Time out. Mauro Bacecci disse che se avessimo perso si sarebbe tagliato…”. Beh, sappiamo tutti come è andata a finire… E che, ci sono situazioni in cui… ci sono promesse che non si possono mantenere…

Nei ricordi di Alvaro, è nitido il senso, lo spirito di quella esperienza… “La tipicità della pallavolo – ci spiega - è sempre stata l'amicizia, in qualsiasi squadra. Non poteva che essere così anche a Castel del Piano. Per questo sono rimasto legato a tutti i compagni di quell’avventura: tutte persone eccezionali. In sintesi, devo dire che fu davvero un’esperienza bellissima con i ragazzi fantastici DEL PIANO!”.

Di quei ragazzi Alvaro ricorda nomi, ruoli e tipicità… “Beh, essendo agli inizi, un po’ tutti facevano parte di un ipotetico sestetto ideale… Avevamo come alzatori Massimo Duranti e Rodolfo Tinarelli, al centro giocavano con me, Patrizio, Manlio e Roberto Mancinelli; gli schiacciatori erano invece Luca Sargo e Alvaro Tanci. Il compagno più folle di quell’esperienza? Sicuramente Duranti…”.

Il racconto di Alvaro, come avete capito dall’inizio, si integra con le parole di Patrizio Vergoni, che aggiunge alcuni dettagli a quanto detto da Alvaro a proposito di singoli.

“Massimo Duranti, alzatore, conosciuto come il famigerato Duran Mano di Pietra, non proprio un complimento per un alzatore. Alvaro Tanci, ora serio assicuratore, allora non tanto; si presentò alla foto per lo sponsor senza pantaloncini: la fece in mutande. Manlio Rossini, disperazione dell'allenatore, tanta potenza senza costrutto; Alvaro lo soprannominò Saracca. Rodolfo Tinarelli, alzatore con qualche problema di convergenza; a lui si deve la nostra bravura a muro: alzando molto spesso a favore degli avversari, faceva sì che noi eravamo sempre impegnati a muro. Roberto Mancinelli, come pallavolista lo si ricorda per la sua presenza nella foto dello sponsor; allora era di certo più conosciuto come cantante dei The Kings”.

Ecco, questo era un po’ il quadro della situazione in cui l’ex stella del Torgiano Volley fu catapultata… Un’impresa un po’ folle, che però convinse Alvaro Busti a rimettere pantaloncini e ginocchiere per compiere l’ultima grande fatica della sua carriera pallavolistica.

Perché, quando un “giocatore vero” arriva in un posto in cui nessuno ha mai giocato, può accadere davvero una magia. Può accadere che il seme germogli, cresca, diventi qualcosa di forte e rigoglioso. Quel seme che Alvaro fece sbocciare arrivò lontano, molto lontano… Per questo nessuno ha dimenticato. Per questo, trent’anni dopo, Alvaro Busti è considerato ancora il Best Player della pallavolo “tra Pila e Castel del Piano”… Per questo, se Johan Cruijff è stato il profeta del gol, non c’è alcun dubbio su chi sia stato… il Profeta del Volley…

Vestiva la maglia numero 4, era il nostro capitano, era, è, Alvaro Busti!

(M.C.)

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