MONICA CALZONI: LA PALLAVOLO, LA MIA CASA
Quando
siamo partiti con questa idea della interviste, eravamo abbastanza fiduciosi…
ma, dopo averne ormai rielaborate una quindicina in pochissimi giorni, possiamo
dire senza dubbio che il risultato è andato oltre le nostre più rosee
aspettative. In tutte abbiamo trovato qualcosa di speciale, frammenti di una
storia che è stato un piacere rimettere insieme. Ogni racconto ci ha regalato
qualcosa… Anche quelli, come dire… più, sintetici…
Anche
l’intervista che vi raccontiamo ora, quella con Monica Calzoni - schiacciatrice
che, per quasi un decennio, ha mostrato tutto il suo talento e le sue qualità
fisiche al pubblico del volley nostrano – è un concentrato di cose preziose…
Ascolti le sue risposte e, in quei in pochi instanti, lei ti regala tutto… Un
sorriso, un brivido, uno stupore per qualcosa che lei ti ricorda e tu, avevi
archiviato chissà dove… E’ la magia dell’aver camminato sugli stessi percorsi,
per un periodo piuttosto lungo…
“Ho
giocato per diverse stagioni, credo otto o nove – inizia così, il
racconto di Monica - sono in pratica cresciuta nel palazzetto. Se
considerassi l’inizio a Pila potrei dire… dagli anni di una categoria ad oggi
estinta… il SUPERMINIVOLLEY… fino alla C1”. Eh sì, quella roba
“estinta” appartiene ad un’altra epoca, quella in cui lo sport divenne una
cosa “di casa”… Casa, famiglia… Parole che spesso vengono abbinate, anche con
un pizzico di retorica, a diverse situazioni e a svariati ambiti. Qui, non è proprio
il caso. Qui, in questa parte della storia, è tutto meravigliosamente vero. “Scegliere
la prima cosa che mi viene in mente, pensando a quegli anni vissuti sottorete è
difficile... se proprio devo... dico CASA. Ho iniziato a giocare perché mia
madre, nel copioso tentativo di trovare soluzioni per allocare me e mia sorella
Sara, pensò, tra le varie cose, ad un corso di avvio alla pallavolo. E’
successo che… mi sono innamorata di questo sport... perdutamente. E in quel
contesto, mi sono sempre sentita a casa… protetta e spronata…”. A
spronare (per usare un affettuoso eufemismo…) Monica e Sara… spesso e
volentieri, c’era lui, il mitico, indimenticabile Giovanni, non di rado
protagonista di esuberanti esternazioni… “Ricordo – continua Monica – quella
volta in cui un arbitro fece uscire mio padre dal “Palacasteldelpiano”…!”. Mitico, inimitabile Giovanni…
Ecco,
se avete vissuto quegli anni, riaccendere il ricordo di certi momenti, a noi
“pazzi” che abbiamo deciso di rileggere la storia, parafrasando il Carlo Verdone
di Manuale d’Amore, questi frammenti bastano e avanzano per dire: “"Ne è
valsa la pena... Ne è valsa veramente la pena!".
Ma,
il racconto di Monica è prezioso perché, una volta di più, partendo da lontano,
arriva a porre l’accento su un autentico “miracolo sportivo”. “Non
ricordo esattamente la prima partita mentre ricordo, se penso alle emozioni, la
sana e costruttiva rivalità, lo spirito e la voglia di far bene divertendomi… E
ovviamente vincere!!! Anche se in certe partite ci è capitato di mollare troppo
presto… Tutto però, si è poi trasformato in un legame speciale, che ha
resistito al tempo. Con maggiore affetto, ricordo la promozione in un campionato
nazionale, la stagione più bella in assoluto, anche perché, arrivare in C1, per
delle ragazze neanche di provincia ma di paese, è stata una sfida ed una
vittoria immensa... Mentre, se ora vado indietro con i ricordi, non mi viene in
mente nessuna delusione: sicuramente ci sarà stata, evidentemente è servita e
certamente è stata annullata dalla spensieratezza e dalla forza di quella
squadra... di quegli amici e di quelle amiche…”.
Quel
gruppo, quella squadra che portò “ragazze di paese” su un palcoscenico
sportivo nazionale, occupa ancora un posto speciale nell’idea di volley (e non
solo) di Monica. “Sara, Lara, Stefania, Elisa e Sabrina, che era un’adeguata spalla alla
mia follia… sono nei miei ricordi più cari e nella mia squadra ideale… poi, se
volessero, mi unisco!” E, a proposito di unione, se c’era un segreto,
in quel “Dream Team” della nostra epoca, forse bisogna andarlo a cercare
proprio lì: “L’unione, lo spirito di squadra – afferma oggi Monica - non è una frase fatta ed io... noi.. ne abbiamo
le prove!!!”.
Nessuna
delle risposte di Monica è banale, anche quelle in cui lei stessa accetta per
un attimo il rischio di esserlo, facendolo poi svanire in un attimo… “L’allenatore
che ricordo con più affetto? Veramente... non voglio essere banale... ma tutti
e tutte... (va beh... Mauro!!!!)”. Fantastica… Anche nel “confessare”
se c’è qualche foto della nostra pagina che l’ha colpita… “Giuro, tutte... Giuro!”.
Il
tempo però, non ha scalfito l’essenza del legame tra la pallavolo e Monica. Una
delle più forti schiacciatrici della nostra epoca, oggi Corporate Banker di
successo per uno dei più importanti istituti di credito italiani, mantiene un
legame forte con quella che lei stessa definisce “una compagna di vita”.
Monica, infatti, la potete incontrare al PalaBarton, in occasione delle partite di Superlega o Champions League… Ad osservare, con competenza e magari un pizzico di sana nostalgia, le gesta di Leon e compagni… Chissà se, gli occhi del cubano naturalizzato polacco hanno mai incrociato quello di Monica… “Quegli occhi, quel paio d'occhi che brillavano, sembravano due fari, due torce…” quando volavano sopra la rete. Già, Carlo, hai ragione tu, come sempre… Volare fin lassù… "Ne è valsa la pena... NE E' VALSA VERAMENTE LA PENA!".
(M.C.)

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