SABRINA COVARINI E LA SUA MERAVIGLIOSA AVVENTURA



“Carneade! Chi era costui?” è la domanda che, nell’ottavo capitolo dei Promessi Sposi, Don Abbondio si fa, a proposito del filosofo greco Carneade, del quale ignora l’esistenza… Filosofo, proprio come il francese Félicité Robert de Lamennais! Fino a questa intervista, non ne avevo mai sentito parlare… De  Lamennais, da oggi, almeno per chi scrive queste righe, non è più “un Carneade”. Chissà… Forse filosofia e pallavolo, non sono poi così lontane… Oppure, la pallavolo può essere davvero “una filosofia”, una scelta di vita, una compagna di viaggio di quelle importanti, che incidono, eccome se incidono, nella vita di una persona. Ma questo, ce lo facciamo raccontare da lei, Sabrina Covarini, per oltre due lustri, colonna della pallavolo… tra Pila e Castel del Piano!

Undici – conferma Sabrina - sono state le mie stagioni in questa società e credo di essere stata tra le poche (insieme a Lara Perella) ad aver giocato in tutte, ma proprio tutte le categorie femminili disputate dalla società!!! Sono partita col mini ed il super mini-volley e sono arrivata fino alla C1!”. Castelpianese di Via Pirandello, Sabrina, del nostro piccolo mondo, è stata davvero una bandiera, oltre ad essere una… delle tante bambine che hanno potuto trasformare… un cartone animano, in una storia indimenticabile… “Ho iniziato a giocare a 11 anni – continua Sabrina - ispirata dai cartoni animati delle pallavoliste dei miei tempi (Mimì e Mila) e la mia prima squadra è stata quella del mio paese, con Mauro Bacecci allenatore, il mister che mi ha cresciuto e che mi ha allenato per più anni in assoluto. Impossibile però ricordare la prima partita… perché ero davvero una bambina!”. Il legame con le proprie origini, con il paese, ha reso l’ascesa della pallavolo vissuta ad un passo da casa, ancora più speciale “Ho giocato in altre due società – ci dice ancora Sabrina - mi sono trovata sempre bene…. ma il primo “amore” non si scorda mai!”. Se, poi, con quel primo amore, arrivi perfino a disputare un Campionato Nazionale, quei colori che sono una specie di seconda pelle, diventano ancora più indelebili… “Quella della promozione in C1 – ricorda la schiacciatrice – è stata la stagione più bella in assoluto…. Eravamo delle ragazzine di paese che avevano compiuto un miracolo sportivo, la gente (non solo i nostri genitori) veniva a vedere le nostre partite, parlavano di noi, tutti erano orgogliosi di quello che stavamo facendo.  Il giusto riconoscimento per chi, come noi, ha vissuto ogni stagione con la voglia di fare bene fino alla fine, arrabbiandosi per ogni sconfitta perché, a noi, non è mai piaciuto perdere!”. 

Vincere, raggiungere risultati importanti, è spesso frutto di un’alchimia, di un insieme di ingredienti che si combinano alla perfezione. Quell’alchimia, ce la spiega proprio Sabrina: “Lo spirito di amicizia e spensieratezza che si respirava all’interno della palestra, nella squadra e nella società è stato determinante… Tutti i traguardi raggiunti arrivavano in modo spontaneo e naturale. Eravamo tutti spinti dalla passione verso questo sport e da uno spirito di unità verso un unico obiettivo: la voglia di fare bene e di stare insieme…. Ricordo ancora quando i componenti della squadra maschile arrivavano prima in palestra e ci aiutavano negli allenamenti. Infatti a muro e in difesa eravamo davvero fortissime!”.

Qualità tecniche e caratteriali, come si dice in gergo, che hanno permesso di scrivere pagine quasi epiche, come quella che ci racconta ora Sabrina: “Parliamo della vittoria contro la Sa.Ro Terni! Ricordo che loro avevano formato uno squadrone fatto per vincere, ricordo che nel girone di andata perdemmo di misura e loro scrissero un articolo sul Corriere dell’Umbria che ci fece molto arrabbiare, perché raccontava una partita totalmente diversa da quella che in realtà si era disputata in campo e che le descriveva come la “Ferrari” del campionato… Quando giocammo alla Territoriale vincemmo con una bellissima partita e, alla fine, qualcuno srotolò uno striscione con una macchina in panne e con su scritto “eppure era un turbo!”. Incredibile davvero, pensare quanto tutto l’ambiente fosse avanti… Cose come queste, oggi, le vedi in Superlega, al PalaBarton magari… Alla Territoriale, già a quel tempo, si facevano le cose sul serio, anche sugli spalti! Ma pure al vecchio Cva, il tifo era bello caldo… “Come non ricordare – continua Sabrina - il signor Moretti al Cva, che inveiva contro l’arbitro sotto il suo sgabello!” Flash, immagini, che restano impresse nella memoria, come quelle che trovate nella nostra pagina Facebook… “Molte di queste foto ricordo di averle in qualche modo già viste, anche perché ho un’ottima memoria! Ma è sempre bello aprire Facebook e trovare pubblicato un pezzetto della nostra storia!”.

Tornando invece in campo, proviamo con Sabriana ad ipotizzare il suo sestetto ideale e, in realtà, ne esce un roster profondo e di qualità! “Se dovessi scegliere giocherei con Perella-Covarini / Cuccagna-Calzoni / Bartoccini-Antolini, tenendo sempre calde e pronte ad entrare Ferranti, Cutini, Cobianchi, Nicolini, Moretti, Calzoni… perchè, per me, eravamo proprio uno squadrone!”. Uno squadrone - e questa è una delle tante incredibili alchimie di questa esperienza - che non si è perso di vista, una volta smesse le ginocchiere… “Sono molte – conferma Sabrina - le compagne che ricordo con affetto e alcune sono diventate le amiche della mia vita… Tutt’ora, a distanza di oltre 20 anni, ci cerchiamo, ci incontriamo e ogni volta è come se fosse una festa. Tra di loro, per esempio, c’è Stefania Cuccagna… Lei era la nostra “straniera”, una spilungona di oltre un metro e ottanta che arrivava da “lontano” (Foligno!) e veniva a giocare con noi. Subito si è fatta notare per la sua simpatia e la sua capacità di fare spogliatoio (sulla bravura eravamo già informate!)…. Fu l’unica che accolse con un grosso sorriso lo scherzo che ci fecero l’ultima partita di un campionato: vino nelle borracce al posto dell’acqua!!!”. Che l’ambiente fosse frizzante, lo confermano altri ricordi di Sabrina come… “Il balletto pre partita che facevamo sulle note di Saturday Night Fever o Lucia Biancucci vestita da militare per darci la carica in una partita importante… Ma troppi altri aneddoti potrei aggiungere!”.

Invece, dalla regia… ci dicono che dobbiamo stringere, e allora non possiamo che chiedere a Sabrina Covarini, miglior opposto della nostra epoca in base al sondaggio fatto sulla nostra pagina Facebook, l’aggettivo che sceglierebbe per definire l’esperienza della pallavolo “tra Pila e Castel del Piano”… L’aggettivo, è di quelli che si pronunciano, scandendo bene ogni sillaba: “ME RA VI GLIO SA”.

Ma non è tutto. Anzi, il meglio, amici lettori, deve ancora venire. Ascoltate Sabrina: “Ogni volta che penso al futuro delle mie bambine, mi auguro che possano fare un’esperienza come la mia, perché “il passato è come una lampada posta all’ingresso del futuro” e, questo passato, mi ha dato delle amiche meravigliose, dei valori sani e delle “regole” di squadra, che mi hanno aiutato a non fare troppi errori nel periodo dell’adolescenza e della prima età adulta”.

Ecco, amici lettori, questa roba qui, vale da sola “il prezzo del biglietto”. Lo abbiamo sempre pensato… Che non fosse solo pallavolo, che non fosse solo questione di muri e schiacciate… Che insieme, stavamo facendo qualcosa di veramente grande…

Grazie Sabrina.

Anche per… Félicité Robert de Lamennais. Che adesso non è più un “Carneade”.  E’ quel filosofo francese, che visse tra il 1782 ed il 1854. Morì una quarantina d’anni prima della nascita della pallavolo. Eppure sapeva già tutto. Sapeva anche che, avremmo riacceso una fiammella e che certe luci, possono continuare ad indicarti, sempre… che sei sulla buona strada. Perché è proprio così: “Il passato è come una lampada, posta all’ingresso del futuro…”.

(M.C.)

 

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