TUTTI FIGLI DI BEARZOT
Qualcuno
della nostra età, se lo ricorderà di certo. Quel ritornello di una canzone del
1982, che celebrava il trionfo degli azzurri nel mundial spagnolo. Un mantra
quasi ossessivo, quel ritornello firmato dai Master: “…tutti figli di Bearzot,
son tutti figli di Bearzot”. Mi è
tornata in mente quella canzone, pensando ad un “attacco” per il pezzo che
rielabora i pensieri di quello che è stato davvero il nostro Bearzot, il
“grande vecio” della pallavolo nostrana. Anche noi, in fondo, siamo tutti un
po’ figli del nostro Bearzot-Patrizio: perché a lui, e ai suoi sodali del
tempo, dobbiamo davvero la nascita del fenomeno pallavolo a Castel del Piano. Patrizio
Vergoni, possiamo davvero immaginarcelo con la pipa in bocca, proprio come il
grande Enzo Bearzot, davanti al camino, in una gelida serata d’inverno, mentre
ci apre il libro della… genesi pallavolistica. Che, incredibile a dirsi, si
apre con un clamoroso contropiede! Mettevi comodi, ad ascoltare il racconto del
“grande vecio” (che in verità, è ancora piuttosto giovane…)…
“Sembrerà
curioso – inizia così l’incredibile racconto di Patrizio - ma io
ho iniziato a giocare a pallavolo… perché ho perso le votazioni! Al momento
delle fondazione della società sportiva non si avevano le idee molto chiare e
io, e mi pare anche Antonello Mariotti per tutti “il Mago”, votammo per il
basket. Fummo in minoranza e diventammo pallavolisti”. Insomma, siamo
tutti figli di Bearzot-Patrizio, ma un po’ per caso… Tant’è che, quel partire
un po’ dal nulla, in fatto di “rudimenti pallavolistici”, resta ulteriormente
impresso nei ricordi Patrizio, anche per un altro particolare… “L’allenatore
che ricordo con gratitudine e stima è Alvaro Busti. Ha avuto il coraggio di
allenarmi i primi anni – confessa il maggiore dei Vergoni - quando la maggior
parte di noi non sapeva riconoscere neanche un pallone da pallavolo!”.
Sono
anni davvero pionieristici, tant’è che, la storia, si intreccia ad alcuni
aneddoti davvero leggendari… Eccone due esempi, pescati dal cilindro dei
ricordi di Patrizio. “Spello-Castel del Piano. Chiamato il tempo
dallo Spello sul 2-0 e 12-8 al terzo per noi. Bacecci esclama: “Se perdiamo
questa partita mi taglio le p…e!”. Se Mauro fosse stato uomo di parola, oggi
non sarebbe padre! Deruta-Pro Pila
Castel del Piano. Dopo le lamentele del Sindaco di Deruta sulle condizioni di
pulizia del palazzetto, il custode decide di tirare a lucido il parquet, dando
anche la cera. Conseguenza: non si riusciva a stare in piedi. Arriva l’arbitro,
il mitico Fiorentini e il rinvio non era contemplato. Penso che sia stata
l’unica partita di pallavolo giocata senza saltare”.
L’amore
sbocciato un po’ per caso tra Patrizio e il volley, sarà però duraturo
e ricco di soddisfazioni. “Ho giocato una quindicina di anni – prosegue il suo
racconto - dalla prima stagione 1987/88 di esordio del Circolo Ricreativo
Castel del Piano, sino intorno al 2000, passando per il Pro-Pila Castel del
Piano e finendo con il passaggio al San Mariano”. Sono anni di avventure
sportive e di grandi cambiamenti: la fusione con Pila e perfino la costruzione
di una nuova casa come la Palestra Territoriale. Anche qui, gli aneddoti di
Patrizio sono a dir poco fantastici… “Dopo mesi di pressing sul Sindaco Locchi
per ottenere l’agibilità della Territoriale ed il suo allestimento con le
attrezzature, Locchi sbottò dicendomi: ”Dal ‘200 Palazzo dei Priori dei Priori
aspetta l’agibilità, tu la vuoi in tre mesi?”. Comunque, ottenemmo
l’autorizzazione per cercare nei magazzini del Comune quello che poteva servire
per attrezzare la palestra. Con il compianto Mauro Catocchia ed il furgone
della Circoscrizione facemmo il necessario per far partire la palestra a
settembre. Si trovò quasi tutto. Arduo fu reperire il seggiolone dell’arbitro.
Ma, una domenica mattina, al cimitero trovammo la soluzione. Così un catafalco
cimiteriale ancora sostiene gli arbitri alla Territoriale. A qualcuno di loro,
fu anche ricordata la funzione originaria!”.
Giocatore,
dirigente, uomo politico e amministratore… In quegli anni il poliedrico Patrizio è stato un
autentico faro del pianeta volley locale. La carriera di giocatore, continuando
a parlare con l’ex centrale di casa nostra, è stata ricca di soddisfazioni… “La
stagione più bella – continua Patrizio - fu quella della promozione in serie C,
con una rimonta nel girone di ritorno esaltante. Ma anche nelle stagioni meno
esaltanti, c’è stato sempre qualcosa da salvare… Sono stato bene con tantissimi
compagni di gioco ma, da centrale, il feeling con gli alzatori era qualcosa di
speciale… Il più folle ? Il Prof. Daniele Mezzopera: non si ricorda un suo
appuntamento rispettato! Un amico, di cui ho perso le tracce. La mia squadra
ideale di quel tempo? Naturalmente, quello dove io potevo giocare, e vincere. Perdere,
mi ha sempre fatto arrabbiare…”.
Soddisfazioni
in campo, dicevamo, ma anche e soprattutto fuori. E’ qui che il pensiero di
Patrizio tocca le corde più emozionanti… “Sono stati anni fantastici per davvero.
Oggi i sacrifici fatti per creare quella società e mantenerla in vita sono
quasi scomparsi dai ricordi, mentre vivono ancora forti i rapporti umani, le
amicizie, il bagaglio di esperienze che si è formato allora. Scorrendo le
pagine su Facebook, mi ha fatto piacere rivivere quei ricordi nei racconti di
tanti amici. Sono ancor più contento perché, per tanti, è stata una esperienza
positiva. Vorrei mettere in luce chi quell’esperienza ha reso possibile e vi ha
dedicato tanto tempo e impegno. Un grazie va ai tanti dirigenti che nel tempo
sposarono quel progetto ed in particolare Fabio Cruciani, Susanna Ceccantoni e
Laura Vitaletti. Ma il grazie va a tutti perché ognuno è stato importante”.
Ecco, queste parole dicono tutto. Dicono anche perché, Patrizio, è stato il nostro Bearzot, il commissario tecnico per antonomasia, un personaggio capace di gestire lo spogliatoio, o meglio, i tanti spogliatoi di una società sportiva… “Quando si hanno dei principi come li aveva lui, diventa facile compattare un gruppo: lui era un esempio per tutti”. Questo, lo ha detto Dino Zoff, di Enzo Bearzot. Questo, potremmo dirlo noi, di Patrizio Vergoni. Ecco, perché, i nostri genitori non se ne hanno a male se diciamo… “Siam tutti figli, del nostro Bearzot…”.

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