VILMA MENICUCCI: QUELLA, MIA, SECONDA CASA...
Credo
che a molti di noi, “sfiorare” luoghi in cui abbiamo vissuto esperienze
importanti, faccia ancora un po’ effetto…
Non vi è capitato, anche solo “accarezzando” l’ingresso del vialetto che
porta alla Territoriale o, percorrendo la Pievaiola, di buttare un occhio verso
il Cva e di sentire un brivido… ? A noi, quel brivido, lo ha fatto venire
Vilma, che questa cosa, forse, la prova ancora, un po’ di più… “Sarà
perché ora ci abito di fronte e spesso dalla terrazza mi fermo a guardarlo, il
CVA del paese… Quanto vorrei risentire i rumori, le voci, le persone… durante
una partita di pallavolo…”. Beh, a questo punto, io metterei in
sottofondo la colonna sonora di “Nuovo Cinema Paradiso” e vorrei avere le
chiavi, per entrare in quel “vecchio cinema” in cui anche lei, Vilma Menicucci,
ha mosso i primi passi sottorete…
Allora,
apriamolo con Vilma, il vecchio Cva, e iniziamo a raccontare… “Ho
iniziato a giocare – ricorda una delle centrali più forti della storia
del Piano - perché seguivo in televisione i cartoni giapponesi di Mimì e Mila.
Ad ogni fine puntata correvo, adrenalinica, al muro di casa mia per giocare! Ho
giocato a pallavolo dai 12 ai 25 anni con una pausa di 2 anni post diploma,
sempre a Castel del Piano: perché ogni volta che provavo ad iniziare una nuova
avventura altrove, non mi sentivo "a casa" e tornavo indietro…”. Una
casa in cui, come è naturale che sia, ci sono punti di riferimento assoluti… Il
mister, il dirigente, le compagne… Continuiamo a scorrere i fotogrammi e le
emozioni di questo film, con le parole di Vilma… “La palestra era una seconda casa,
una seconda famiglia. Ci andavi quasi tutti i giorni e non solo per te stesso,
ma anche per sostenere le altre squadre, visto che ci si conosceva tutti. Ho avuto un solo
allenatore in quegli anni: Mauro Bacecci! Era solo un ragazzo anche lui, quando
fece questa pazzia di allenare delle ragazzine in piena crisi adolescenziale,
che oltre alla pallavolo erano incasinate con i primi batticuore, gli amici, la
scuola, a cui lui teneva tantissimo al punto da tenersi informato su come
andava... Ricordo ancora una sua frase.. Chi si impegna nello sport, andrà
sempre bene a scuola! Io ancora lo chiamo Mister, quando ci vediamo… Indimenticabili
le preparazioni in cui, per due settimane, Mauro prendeva le ferie e ogni giorno
ci allenavamo in posti diversi, in giro per il paese… In Pineta, in piscina, al
Lago, rendendo la ripresa fisica meno deprimente… Poi, vabbè, come dimenticare
le cartelline scaraventate a terra da bordo campo, quando non mettevamo in pratica i suoi
suggerimenti... Sento
ancora il rimbombo... Ahahah !!! In tutti quegli anni – continua Vilma - abbiamo avuto quella sorta di COMPAGNO
SPECIALE di tutte noi, che risponde al nome di Fabio Cruciani! Ci ha
accompagnate fin da ragazzine ad ogni partita, sopportando in auto i nostri
umori, le nostre chiacchiere, i nostri casini, preoccupandosi che non ci
mancasse mai nulla, incoraggiandoci
prima di ogni partita, consolandoci se necessario, sempre con
gentilezza, senza mai mostrare che… un po’ rompiscatole lo eravamo!!!”. Il
capitolo dedicato alle ragazze con cui Vilma ha condiviso il suo percorso
sportivo di atleta, è ricco e articolato… “Sono cresciuta – racconta ancora - con quelle che erano le mie compagne dalle scuole elementari, ci
siamo ritrovate ai matrimoni e alcune delle nostre figlie sono state a loro
volta compagne di squadra! Sono tutte speciali dalla prima all’ultima! La più
folle di tutte era sicuramente Laura Mignini: eravamo capaci di parlare
sottovoce ininterrottamente durante tutto l’allenamento, tanto che una volta
fummo "relegate" per qualche settimana nella squadra di terza fascia
dal Mister Bacecci, per punizione. Noi vivemmo
comunque quell’esperienza con un’allegria meravigliosa e il Mister si arrese ai
nostri bisbigli, richiamandoci in squadra! Mitica fu anche l’esperienza del Torneo
in Sardegna, in cui fummo l’unica squadra che non andava mai a dormire, eppure
VINCEMMO il torneo!”.
Tante
stagioni vissute in campo, campionati su campionati, davvero un film, con tante
luci e pochissime ombre… “La prima partita in assoluto non la
ricordo – dice Vilma – mentre ricordo tutta la stagione a
cavallo della fusione; fu la più bella, perché mi sentivo finalmente una giocatrice
a tutti gli effetti; alla fine di quell’annata sportiva partimmo per il torneo
in Sardegna, che ho appena ricordato: quello è davvero uno dei ricordi più belli
della mia vita. Ho avuto la fortuna di far parte di squadre in cui anche le
giocatrici non titolari, dalla panchina, ci facevano sentire sempre il loro
sostegno: noi eravamo forti come squadra,
tanto dentro che fuori dal campo. Ricordo anche, a proposito di “ombre”, una
partita in cui giocammo contro avversarie molto scorrette, sia con i gesti che
con le parole; accadde pure che il nostro capitano, Sabrina Bonomi, si
infortunò in uno scontro a muro: ci fu molta tensione, tanto che la gemella
oltrepassò pure la rete, per affrontare l’avversaria scorretta. Una delusione,
invece, fu quella del 1990, perché nell’ultimo allenamento prima di una finale,
mi slogai una caviglia e dovetti viverla ingessata a bordo campo: ho amato le
mie compagne in campo e odiato infinitamente quelle stampelle”.
C’è
poi un capitolo molto speciale nella carriera di Vilma Menicucci, quello della
stagione 1995/96, che la vide protagonista con il marchio “Lem Volley”, società
satellite che si affiancò alla “casa madre” Pro Pila-Castel del Piano. “La
stagione che ricordo con più affetto – confessa Vilma - è
la prima giocata con il LEM… Scoprimmo che era bellissimo giocare senza tante
ambizioni personali, solo per il gusto di giocare insieme. Ricordo
perfettamente la prima partita del LEM perché, dopo due anni di fermo, mi
tremavano le mani dall’emozione al riconoscimento con l’arbitro, tanto che mi
ci sedetti sopra per non farlo vedere. Il saluto della squadra del LEM al
fischio dell’arbitro era divertentissimo, perché lasciavamo gli avversari e il
pubblico un po’ stupito: non capivano cosa stessimo facendo... Un “Fu-Fu” tutte
insieme e poi si rideva: il miglior modo di iniziare una partita!”.
Sentite ancora le note di “Nuovo Cinema Paradiso” in sottofondo? Bene… Perché siamo arrivate alle scene conclusive di questo film… Siamo rientrati nel “vecchio cinema” per rivivere quella che per Vilma Menicucci è stata “un’esperienza INDIMENTICABILE, perché io sono cresciuta tra le mura delle palestre”.
Già, come il protagonista di “Nuovo Cinema Paradiso”, cresciuto nella cabina di proiezione del vecchio cinema e diventato, da grande, produttore cinematografico… la nostra Vilma, continua oggi la sua avventura nel… moderno cinema del volley, vestendo i panni di coach. “Ora mi trovo a mio modo a bordo campo e non più dentro – conclude Vilma - e la cosa che dico sempre ai miei piccoli pallavolisti, è quella di passare il pallone, perché in campo non saranno mai soli, perché avranno sempre una mano o uno sguardo che li incoraggia… Ed esultare insieme… è TROPPO BELLO!!!”.
Vilma, aggiungiamo noi, è oggi un’allenatrice molto amata dai suoi piccoli. Sapete qual’è il suo segreto? Forse è un “segreto” che viene da molto lontano… E allora ci torna in mente un’altra scena di “Nuovo Cinema Paradiso”, quella in cui Alfredo, ormai cieco, dice all’ex allievo Totò: “Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso, quando eri picciriddu...”. Il segreto, forse, è proprio quell’amore… che ritrovi ogni volta che ti affacci dalla finestra e rivedi i luoghi in cui “sei nato”; come quel CVA, in cui giocavi, proprio quando eri picciriddu…

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