LA MAGLIA DEL PRO PILA...
Sono passati ben ventisei anni da quelle righe scritte proprio per lei, e tutte le copie di Te-Le Suono News sono ancora lì, conservate con incredibile cura, a testimoniare il racconto di un’epoca… Veramente… incredibile.
Ma adesso mettiamo per qualche istante da parte il giornalino e proviamo a scrivere un’altra parte del racconto, grazie a ciò che Mariangela ricorda, tanti anni dopo…
“La lunga parentesi della Territoriale la posso riassumere come la più bella e spensierata della mia vita. Invidio chi ricorda tutto: io non ricordo gli anni in cui ho giocato, né tanto meno la prima partita… Ricordo però un rigido pomeriggio di gennaio, quando varcai per la prima volta la porta della palestra, per chiedere all'allenatore se io e mia sorella Mella potevamo unirci alla squadra di pallavolo. Chi trovai a bordo campo? Mauro Bacecci, che mi avrebbe poi accompagnato per quasi tutta la mia "carriera". Ci accolsero a braccia aperte, anche se le nostre precedenti esperienze risalivano a parecchi anni prima”.
Le porte della Territoriale, anche per Mariangela, si spalancano in un attimo e diventano quelle di luogo familiare… “Sono stati anni bellissimi vissuti in una seconda casa, insieme a persone animate da passione e quasi devozione per un bellissimo sport. Dai dirigenti all'ultimo dei "panchinari", tutti hanno messo l'anima nella condivisione di questa esperienza! Tante atlete si sono avvicendate, alcune sono passate e poi sparite, altre invece sono tornate… perché il richiamo della Territoriale è stato veramente fortissimo... Anche io ho giocato in un’altra società per sei anni, a calcetto, arrivando nei campionati nazionali senza pensare ad altro... Ma la Territoriale mi era rimasta nel cuore e sono tornata...”.
La Territoriale, come una calamita, alla cui capacità di attrazione non si può resistere. Il perché, ce lo spiega proprio Mariangela: “C'era un clima disteso in palestra, alimentato dall’amicizia e dalla voglia di stare insieme fuori e dentro il campo. Forse era questo che ci rendeva FORTISSIME: la bellezza di un gruppo legato da sana amicizia. A distanza di anni, noi ci chiamiamo ancora “le amiche del volley” e quando gli impegni lo rendono possibile passiamo delle piacevolissime serate insieme. Abbiamo fatto tante esperienze insieme… Vacanze, serate in discoteca, tornei… come quello al mare con convocazione alle ore 8, mentre noi rientravamo da una serata brava alle ore 7 e 30… Poi le cene a casa di Max dove era buono anche l'amaretto di Saronno!”.
Quel clima è ciò che ha lasciato il segno, perfino più dei ricordi sportivi veri e propri.
“In questa società – continua Mariangela - ho anche allenato, ma gli impegni lavorativi mi hanno impedito di portare avanti questo aspetto della pallavolo. La mia carriera si interruppe durante una partita… Mi infortunai dopo un ottimo inizio match: attacco nei tre metri, ma una caviglia mi abbandonò… Non saprò mai come poteva finire quella partita… Non lo saprò mai, però stavo già aspettando Sara, la mia prima figlia, e da allora non ho più messo piede in campo...”.
Su quel campo, si alternano ancora ricordi particolari… “I ricordi? Alcuni bruttini come quello della partita in cui Mauro mi chiese di sostituire Lara infortunata, con la difficoltà di un cambio ruolo così radicale. In allenamento alzavo come se avessi avuto mani di piuma... In partita? UN DISASTRO, tanto che da lì a poco fui sostituita. Vero Mauro? Però ci sono anche ricordi di belle partite, come quella contro l'Etruria dove mi riuscì veramente tutto... Se dovessi ricominciare, vorrei due allenatori: Mauro Bacecci naturalmente e poi Lucia Biancucci, di cui conservo un bel ricordo”.
E, infine… “Grazie a tutti, per aver fatto parte di una parentesi bella e spensierata della mia vita”. Ci congeda così, Mariangela Antolini. Dopo averci regalato questo tuffo nel passato, lei che, di tuffi, di salvataggi miracolosi, è sempre stata una specialista… “I suoi tuffi nell’impossibile…” scrivevamo tanto tempo fa. Quei tempi in cui Mariangela è stata davvero il simbolo delle squadre in cui ha giocato, mettendo tutte le sue qualità, soprattutto caratteriali, al servizio di un’idea, di un sogno, di una maglia…. Per anni, sette giorni su sette… Con una difesa, una schiacciata o magari un dribbling, ma sempre col pallone per amico.
Pochi passaggi, molti dribbling, quanti vetri spaccati… “La
maglia… sette giorni su sette…” la maglia dei giorni spensierati: per sempre,
la tua maglia più bella…
(M.C.)


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