LA PRO PILA-CASTEL DEL PIANO SECONDO ME
Tra noi “pazzi” che abbiamo deciso di mettere in piedi questo progetto… sviluppato sul filo dei ricordi, c’era una discreta dose di… attesa…
Si, aspettavamo con impazienza il pezzo che state per leggere: quello di Roberto Tosti!
Beh, con Roberto abbiamo condiviso molto intensamente questa avventura ormai lontana… Siamo stati, davvero, Compagni di Scuola. Compagni di questa incredibile “nave scuola”, con il canarino stampato sulle vele… Sulla nave, ci siamo alternati svolgendo tutti i compiti possibili... Timoniere, mozzo, marconista, capitano… Ci siamo scambiati penne, quaderni, pagine e microfoni… Ci siamo divertiti infinitamente e, abbiamo imparato una sorta di arte, che poi, come ho ricordato in altre circostanze, ci ha permesso di continuare un gioco molto piacevole, anche “da grandi”…
Ma la nostra “Amerigo Vespucci” è stata questa scuola, questa storia di passione e amicizia, coltivata tra il CVA e la Territoriale.
Ho detto a Roberto, appena mi ha mandato il suo pezzo: ci metto due righe di introduzione per dargli un titolo, avendo già in mente qualcosa… In realtà, a questo prezioso racconto, un titolo lo ha messo già Roberto ed è proprio perfetto per aggiungere un’altra pagina speciale al libro di quegli anni…
Grazie Robi e, adesso, cari amici, buona lettura…
LA PRO PILA-CASTEL DEL PIANO SECONDO ME
di Roberto TOSTI
Ci ho messo molto tempo per “partorire” queste riflessioni. Un po’ perché sono passati molti anni, e io purtroppo non ho buona memoria nel lungo periodo, un po’ perché è una realtà che, seppur bellissima, è molto diversa da quella in cui sono immerso ora, e tutto questo fa sì che i ricordi non siano sfocati bensì ben conservati ma sotto una montagna di altre cose più attuali.
Ho fatto fatica a rispondere alle domande dell’intervista da dirigente, perché la mia esperienza all’interno della Pro Pila-Castel del Piano è stata assolutamente atipica, ho fatto il dirigente ma in realtà solo di nome, in quanto la mia presenza fattiva all’interno della stessa era semplicemente quella del “segnapunti”, una figura che allora era preziosa perché non eravamo in molti a destreggiarci tra i referti del volley, un vero “rompicapo” per molti, da compilarsi rigorosamente a mano.
Ricordo le prime volte quando una delle squadre chiedeva la formazione all’arbitro... Per me era un vero incubo perché se sbagliavi, ti cadeva il mondo addosso e rischiavi di compromettere addirittura il risultato per la tua squadra, la squadra di casa. Naturalmente, con il passare del tempo e delle partite, acquisita un po’ di esperienza, questo fattore poteva essere ribaltato, e allora capivi che poteva essere “sfruttato” anche come il classico “fattore casalingo”.
La mia esperienza da dirigente era tutta qui, il resto era semplicemente amicizia e voglia di stare insieme e passare del tempo con le persone con le quali amavo stare: Mauro, Fabio, Patrizio, Enzo, Marco, Piero, Corrado, solo per citarne alcuni, con i quali abbiamo condiviso tutto il meglio della nostra gioventù.
Abbiamo inventato “ante litteram” quello che ora è chiamato “ufficio stampa”, non ci siamo fatti mancare nulla: il mitico giornalino “Te-Le Suono News” (quello che ora con un parolone è chiamato “House-Organ”), la presentazione del match per tutta la settimana precedente, le telecronache in diretta dal CVA, le interviste del dopo gara.
A questo proposito memorabile il retroscena in cui prima di una partita casalinga tre “mascalzoni” si introdussero negli spogliatoi della squadra ospite per falsificare con un “doping fisiologico” il risultato della partita, oppure le telecronache effettuate direttamente da sopra i ventilconvettori per il riscaldamento del CVA. E tutto questo veniva visto e rivisto insieme la sera stessa fino a tarda notte, magari dopo una bella mangiata da Claudio, alla “Nuit” o al “Drop-In”.
Ricordi bellissimi che solo a ripensarci mi fanno venire la pelle d’oca, per quanto erano spensierate e allegre quelle serate passate in compagnia, in fondo non c’era nulla di eccezionale o straordinario, soltanto per il gusto di stare insieme.
Ripensandoci però, a distanza di anni, quella è stata anche una formidabile scuola alla quale attingere per poi proseguire il cammino in maniera più “professionale” nel mondo della comunicazione, in particolare del volley. E perciò ho scoperto con piacere che intervistare Sabrina o Carla Bonomi piuttosto che Patrizio o Max Vergoni, non era affatto più facile che intervistare Lucchetta, Zorzi, Velasco o Bernardi, cosa che poi sarebbe capitata. E anche fare una telecronaca di Castel del Piano – Bosico Trombettoni (una vera “corazzata” per la serie D dell’epoca) era talmente arduo, che in confronto Sir-Lube ti sembrava una passeggiata.
Un'altra bellissima esperienza che mi ha fatto vivere la Pro Pila Castel del Piano è stata quella di giocatore. Ebbene sì, dopo aver vissuto tante partite a fare il tifo per i miei amici da spettatore oppure da bordo campo, ho avuto l’onore di indossare la mitica divisa con il canarino e di vincere addirittura 2 campionati (dalla 1^ divisione alla serie D e poi dalla D alla C) nel ruolo di opposto. Non avrei mai pensato che la pallavolo riuscisse anche a fare questo, ovvero far ricoprire a me il ruolo di opposto titolare (mettere i palloni a terra non era proprio il mio forte!) e di vincere ugualmente due campionati. Merito di coach Bacecci o misteri del volley? Non so, tuttavia quella sul campo da 81 mq fu una bellissima esperienza, soprattutto grazie a dei fenomenali compagni di squadra.
Ricordo le battaglie sportive contro il San Sisto o contro il Castiglion del Lago, squadre più dotate tecnicamente, ma alle quali sapemmo controbattere con gli artigli e con la “tigna” tipica delle squadre di coach Bacecci, ed alla fine la spuntammo noi!!!
Come dirigenti tra tutti citerei le due colonne portanti del Castel del Piano, Fabio e Patrizio, alle quali poi si affiancarono tre bravissimi dirigenti della Pro Pila, tutte figure femminili, Milena, Laura e Susanna, e fu davvero un connubio azzeccatissimo; dovendo fare mea culpa, in verità anch’io inizialmente ero contrario alla fusione, pensavo non potesse funzionare per l’acerrima rivalità tra i due paesi, ma poi invece scoprimmo tre bellissime persone oltre che dei dirigenti competenti e preparati.
Tra gli allenatori ricordo una figura storica della pallavolo di quei tempi come il mitico Ponziano Sperandio, tecnico totem della Pievese, mentre tra gli avversari più accaniti non si può non citare l’Umbertide di Omero Salvatelli.
Tra gli arbitri, un solo nome: Mariano Fiorentini, uno di quelli che ti faceva vivere al massimo l’attesa di una partita (anche fino alle due ore di ritardo!!).
Se qualcuno dovesse chiedermi di rimettermi in gioco, lo farei certamente per poter dare la possibilità a tutti i giovani del paese e dintorni di vivere una straordinaria esperienza di amicizia e di gioia come l’ho vissuta io. E’ questo l’augurio che faccio alle nuove generazioni, compresi i miei figli, perché è questo il regalo più grande che può esser fatto loro: non c’è Nintendo, Playstation o Smartphone che tenga, crescere in un gruppo sano e coeso come quello che era della Pro Pila-Castel del Piano, per dirla con una pubblicità, … non ha prezzo!!!
Per concludere, ho letto con piacere le precedenti storie, esperienze e racconti di coloro che mi hanno preceduto, tutte raccontate col cuore, alla maniera schietta e verace tipici dell’ambiente della Pro Pila Castel del Piano di allora. E proprio la spontaneità e l’ingenuità erano i tratti caratterizzanti di quel tempo, che però sul campo si tramutavano in sfrontatezza e spirito garibaldino, che spingevano spesso i protagonisti sul campo a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Una vera e propria scuola di vita, una scuola che si è poi rivelata fondamentale nell’affrontare le battaglie, molto più grandi di quelle sul campo, che tutti noi avremmo dovuto combattere andando avanti con gli anni.
Ma il modo per superarle, quello ormai l’avevamo assimilato, sguardo fiero dall’altra parte della rete e … si pensa alla prossima palla!!!

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